Protocolli d’Intervento

All‘interno dell‘alveo può crescere una ricca vegetazione acquatica (idrofite), composta sia da rizofite (specie radicate al fondo) che da pleustofite (specie natanti non radicate al fondo). In presenza di un battente d‘acqua modesto la vegetazione acquatica tende ad invadere l‘intero alveo causando un rallentamento della velocità dell‘acqua che può favorire l‘interrimento del fondo e aumentare il rischio di esondazione durante gli eventi di piena. Il contenimento della vegetazione è quindi reso necessario principalmente dall’esigenza di garantire l‘efficienza idraulica del corso d‘acqua. Tuttavia, gli interventi di contenimento della vegetazione possono avere una valenza anche di tipo ecologico favorendo la conservazione di ambienti caratterizzati da acqua corrente. Inoltre, la comunità vegetale, composta da specie acquatiche che vivono all‘interno dell‘alveo, è strettamente associata alla vita animale, fornendo risorse alimentari, ambienti rifugio e substrati ad una ricca varietà di vertebrati e invertebrati. La conservazione della vegetazione acquatica permette pertanto al corso d‘acqua di ospitare un numero molto più elevato di specie e di sviluppare comunità animali e vegetali più stabili. Le foglie e gli steli offrono inoltre grandi superfici al perifiton, cioè all‘insieme complesso di alghe, batteri, protozoi, detriti organici, particelle di carbonato di calcio, che si forma e sviluppa sulla superficie delle piante sommerse. Questo biofilm è in grado di decomporre la sostanza organica presente nell‘acqua, di assimilare i nutrienti e di favorire la trasformazione dell‘azoto nitrico disciolto nell‘acqua in azoto gassoso madiante un processo di denitrificazione. La presenza delle piante acquatiche all’interno dell’alveo può quindi attenuare alcuni impatti dovuti all’inquinamento, sia grazie all’assunzione diretta dei nutrienti e al loro ingresso nella catena trofica dell‘ambiente fluviale sia grazie all’azione del perifiton.

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il Fiume Zero prima degli interventi  di riqualificazione Il fiume Zero dopo gli interventi di manutenzione

Gli effetti ecologici conseguenti alla manutenzione del fondo impongono una gestione equilibrata della vegetazione acquatica, con interventi di manutenzione che non siano esclusivamente finalizzati alle esigenze idrauliche ma che tengano in considerazione anche le valenze ambientali del corso d‘acqua. L’eliminazione della vegetazione per un terzo della larghezza dell‘alveo consente già di ottenere un consistente abbassamento del livello idrico, senza compromettere il significato ecologico del sito, mentre intensità di taglio maggiori portano a miglioramenti trascurabili dell‘efficienza idraulica. Anche l‘introduzione di fasce tampone arboree lungo i corsi d‘acqua non solo contribuisce al miglioramento della qualità delle acque e dell‘ambiente fluviale ma permette di contenere lo sviluppo delle alghe e della vegetazione acquatica, con la conseguente riduzione degli interventi di manutenzione dell‘alveo. Gli alberi possono infatti impedire o ridurre notevolmente la crescita della vegetazione acquatica attraverso l‘ombreggiamento del corso d‘acqua. La loro efficacia è tale che per evitare la totale scomparsa delle piante acquatiche si prevedono dei filari non continui o si realizzano le fasce tampone lungo un unico lato del corso d‘acqua. 

Per la manutenzione del fondo dell’alveo viene impiegata la barra falciante montata su un‘imbarcazione o sul braccio di un escavatore. Quando la larghezza del fondo supera i 3 metri, il taglio non porta alla totale eliminazione della vegetazione ma è di tipo selettivo (es. 1/3 della larghezza della sezione) e segue un andamento sinuoso nei tratti rettificati, così da creare un canale di corrente, favorire la diversità morfologica e ambientale all‘interno del corso d‘acqua e proteggere il piede della sponda da fenomeni di erosione. L‘andamento sinuoso, per essere simile a quello dei corsi d‘acqua naturali, ha una lunghezza d‘onda pari a 10-14 volte la larghezza dell‘alveo misurata alla sommità. 
In presenza di elevato rischio di interrimento si prevede, in punti facilmente accessibili, lo scavo di pozze che abbiano la funzione di trappola per il sedimento e per le sostanze inquinanti adsorbite (principalmente il fosforo ma anche gli idrocarburi). Nei corsi d’acqua in cui sia presente vegetazione arborea ed erbacea, la frequenza di svuotamento delle trappole tende a ridursi nel tempo, in conseguenza del miglior controllo dell’erosione, con evidenti vantaggi anche di tipo economico per l’ente gestore.
Anche l’eventuale riduzione della sezione che può derivare dal deposito del sedimento lungo le sponde può essere compensata, in buona parte, dal conseguente approfondimento naturale del canale di corrente dovuto alla maggiore velocità dell’acqua, con la possibilità di avere un livello idrico elevato anche nei periodi di magra.

Accorgimenti tecnici:

  • Il taglio viene eseguito preferibilmente tra agosto e ottobre, al fine di rispettare il periodo riproduttivo della fauna ittica che generalmente si concentra nel periodo febbraio – giugno. 
  • Lo sviluppo della vegetazione acquatica varia in relazione all’andamento climatico, pertanto il numero di interventi che si eseguono nel corso di un anno è variabile, fino a un massimo di 4. Quando il corso d’acqua è stato adeguatamente risezionato, è sufficiente un unico taglio nel periodo vegetativo per garantire la presenza del canale di corrente. Talvolta il taglio estivo viene seguito da un taglio nel periodo autunnale. 
  • Durante il taglio della vegetazione acquatica si evita per quanto possibile di movimentare il fondo. In questo modo si limitano i rilasci di fosforo solubile causati dalla risospensione del sedimento e si preserva la zona iporeica del corso d‘acqua (vale a dire l‘ambiente subsuperficiale dei sedimenti di fondo in cui possono essere trasformati sia i nutrienti apportati dalla falda che i nutrienti trasportati dal corso d‘acqua stesso). 
  • Le erbe sfalciate vengono fermate e raccolte entro 12 ore dal taglio, in modo da evitare il rilascio nel corso d‘acqua dei nutrienti immagazzinati nei tessuti vegetali.    
     

MANUTENZIONE DELLE SPONDE

Gli ambienti ripari ospitano molte associazioni di piante erbacee che possono vivere sia con l‘apparato radicale immerso nell‘acqua, a diverse profondità a seconda della specie, sia sui terreni asciutti delle sponde. Quando la profondità dell‘acqua è limitata e costante, si possono quindi formare densi popolamenti che invadono l‘alveo e oppongono una forte resistenza al deflusso idrico. Il contenimento della vegetazione palustre (elofite) permette pertanto di limitare i rischi di esondazione e di diversificare gli ambienti ripari lungo il corso d‘acqua. Per contro, la vegetazione presente lungo le rive dei corsi d‘acqua protegge il piede della sponda e ne evita il cedimento e l‘erosione. Le comunità vegetali e animali che vivono lungo i corsi d’acqua giocano un ruolo importante anche nel miglioramento della qualità delle acque, promuovendo processi di ritenzione, trasformazione e rimozione delle sostanze nutrienti. Inoltre, la vegetazione palustre può favorire l‘arricchimento di ossigeno delle acque e dei sedimenti di fondo. Lungo i fossi l’ossigenazione è favorita sia dall‘ombreggiamento prodotto dalla vegetazione erbacea, grazie all’attenuazione della temperatura dell‘acqua e al conseguente incremento dell‘ossigeno disciolto, sia dall’apporto diretto ai sedimenti di fondo attraverso il trasporto di ossigeno dall‘atmosfera alla zona radicale sommersa (rizosfera). Un ulteriore vantaggio ecologico è conseguente alla creazione di habitat per un’ampia varietà di vertebrati e invertebrati ed alla prevenzione di abnormi fioriture algali. La vegetazione palustre limita infatti i carichi di nutrienti ma offre anche rifugio allo zooplancton, che predando il fitoplancton mantiene in equilibrio l‘ecosistema e permette di avere acque più limpide. 
Analogamente alla vegetazione acquatica, le elofite richiedono una gestione equilibrata. Gli interventi di manutenzione devono impedire l‘invasione dell‘alveo da parte di dense formazioni di alte erbe e contenere l‘eccessiva diffusione di popolamenti monospecifici, ma allo stesso tempo non devono annullare i benefici che la presenza della vegetazione porta al corso d‘acqua.
Quando ad una profondità dell‘alveo limitata e costante si aggiunge un forte sviluppo di elofite di grandi dimensioni, è necessario intervenire per evitare che la vegetazione occupi l‘intera sezione dell‘alveo.

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 Il taglio può avvenire da un‘imbarcazione munita di barra falciante, in questo caso si ha cura di lasciare una fascia di vegetazione a protezione del piede della sponda e si procede in modo da creare un canale di corrente che assecondi i tratti più profondi, con un andamento sinuoso nei tratti rettilinei. Quando le dimensioni dell‘alveo sono tali da non rendere possibile l’utilizzo dell‘imbarcazione, le specie arboree vengono messe a dimora lungo un solo lato del corso d‘acqua e la manutenzione di entrambe le sponde viene eseguita dal lato opposto. Se si osserva che, negli anni seguenti all‘impianto, l‘ombreggiamento fornito dalle piante arboree garantisce un buon contenimento della vegetazione erbacea e il canale di corrente tende ad automantenersi, si può ridurre la frequanza degli interventi di sfalcio. Le piante arboree che si trovano in corrispondenza del lato esterno delle curve, dove l‘acqua tende ad approfondire l‘alveo, hanno un‘importanza particolare e vanno salvaguardate, perché le loro radici consolidano le sponde sottoescavate e migliorano degli ambienti rifugio di grande valore per l‘ittiofauna. Quando la pozza viene utilizzata come trappola per il sedimento è utile non avere piante lungo il lato interno della curva in modo da garantirsi l’accessibilità ai mezzi meccanici. Lungo le sponde interessate da impianti arborei lineari si esegue la trinciatura della vegetazione solo per i primi 2 metri lungo la scarpata, al solo scopo di non avere impedimenti alla transitabilità dei mezzi meccanici.

 Manutenzione sponde 2003                 Manutenzione sponde 2004

 Accorgimenti tecnici:

  • Quando la vegetazione palustre tende ad invadere l’alveo si esegue un taglio nel periodo vegetativo e uno nel periodo invernale 
  • Se il canale di corrente è sufficientemente profondo si può evitare di eseguire il taglio della vegetazione durante il periodo riproduttivo dell‘avifauna, che generalmente si concentra nel periodo aprile – luglio. 
  • Lungo la scarpata non interessata da impianti arborei lineari si esegue un unico taglio annuale lungo tutta la scarpata, quando si deve limitare l‘accumulo della lettiera ed evitare lo sviluppo della vegetazione arbustiva. Si tagliano le piante durante il periodo invernale, da novembre a marzo, in modo da conservare il canneto e arrecare minore disturbo alla fauna selvatica. 
  • Si esegue un taglio ogni due o più anni quando le condizioni di rischio idraulico permettono di preservare l’habitat. In questo caso, ogni anno si esegue solo il taglio dei primi 2 metri di scarpata per garantire la transitabilità. 
  • La trinciatura della vegetazione lungo i primi 2 metri della scarpata può essere eseguito più volte nel corso dello stesso anno in presenza di piste e percorsi a valenza ricreativa. 
     

LE AREE DI LAMINAZIONE

MANUTENZIONE DEL FONDO

La presenza di zone umide, come stagni, laghi e bacini di espansione, permette di accrescere ulteriormente la complessità biologica del corso d’acqua, con vantaggi sia per la qualità delle acque che per il valore ricreativo e naturalistico dell’area d’intervento. All’interno dei bacini di espansione l’acqua ha diverse profondità, grazie alla sagomatura delle sponde e del fondo, ed il livello idrico viene regolato con manufatti di sostegno, posti in opera appositamente. Questa caratteristica porta l‘acqua a defluire più lentamente e ad attraversare un alveo più vario. Le variazioni morfologiche del letto del corso d‘acqua danno origine a una maggiore complessità biologica e di conseguenza migliorano l‘effetto tampone sui nutrienti che entrano nelle catene trofiche degli ambienti umidi. I dislivelli nelle quote permettono di avere zone con acque più profonde, quindi prive di vegetazione radicata al fondo, e zone con acque meno profonde, quindi più favorevoli per lo sviluppo delle piante acquatiche.

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Alcune pozze più profonde vengono gestite con il fine principale di fungere da sedimentatori (aree di deposito del sedimento trasportato dalle acque), in modo che gli interventi di espurgo possano essere localizzati e non diffusi lungo tutta la rete idrica. La presenza di queste “trappole” per il sedimento, rallentando i fenomeni di interrimento delle aree ad acqua meno profonda, permettono di evitare gli interventi di scavo troppo drastici e di preservare anche il valore ricreativo delle zone umide. 
 

Accorgimenti tecnici:

  • Gli interventi di espurgo vengono eseguiti in modo localizzato (pozze profonde di sedimentazione), ogni 2 – 5 anni a seconda dell’intensità dei fenomeni erosivi. Il ripristino della funzionalità delle pozze si esegue nel periodo invernale. 
  • La vegetazione acquatica svolge un ruolo importante nel contenimento dei carichi eccessivi di nutrienti e contribuisce a valorizzare le aree di espansione anche da un punto di vista paesaggistico e ricreativo. Gli specchi d’acqua poco profondi non subiscono pertanto il taglio delle piante radicate al fondo e vengono interessati da interventi di espurgo solo se nel tempo la vegetazione acquatica tende ad essere sostituita dalla vegetazione palustre. 
  • All’interno delle aree umide si ha cura di mantenere funzionale un canale di corrente, eseguendo un taglio durante il periodo vegetativo (a partire dal mese di luglio) e un taglio durante il periodo autunnale. 
  • Durante il taglio della vegetazione acquatica si evita per quanto possibile di movimentare il fondo. In questo modo si limitano i rilasci di fosforo solubile causati dalla risospensione del sedimento e si preserva la zona iporeica del corso d‘acqua (vale a dire l‘ambiente subsuperficiale dei sedimenti di fondo in cui possono essere trasformati sia i nutrienti apportati dalla falda che i nutrienti trasportati dal corso d‘acqua stesso). 
  • Le erbe sfalciate vengono fermate e raccolte entro 12 ore dal taglio, in modo da evitare il rilascio nel corso d‘acqua dei nutrienti immagazzinati nei tessuti vegetali.

   
MANUTENZIONE DEI CANNETI

Le aree umide realizzate per l’espansione delle piene possono ospitare molte associazioni di piante erbacee palustri (elofite) in grado di vivere sia con l‘apparato radicale immerso nell‘acqua sia sui terreni asciutti delle sponde e delle isole. Le radici possono raggiungere diverse profondità a seconda della specie (es. la scagliola – Phalaris arundinacea L. a meno di 25cm, la cannuccia – Phragmites australis (Cav.) Trin e la mazzasorda – Typha latifolia L. fino a 50cm di sommersione permanente, il giunco di palude – Schoenoplectus lacustris (L.) Pal. ad oltre 1m di profondità). Alcune di queste specie sono di grandi dimensioni ed emergono dall‘acqua anche per diversi metri, altre hanno dimensioni più ridotte. Dove la profondità dell‘acqua è limitata, si possono quindi tovare contemporaneamente diverse specie palustri a formare densi popolamenti monospecifici di grande interesse naturalistico e paesaggistico. Il mantenimento di un canale di corrente che attraversa il bacino di espansione permette di preservare i diversi habitat che caratterizzano gli ambienti umidi, così da non trascurare i molti benefici che la presenza della vegetazione porta al corso d‘acqua. Il taglio dei canneti risulta necessario solo quando i bacini presentano problemi di interrimento o si abbia l’esigenza di raccogliere la biomassa per il controllo dei carichi eccessivi di fosforo. In entrambi i casi si ha cura di distribuire nel tempo gli interventi in modo da non eliminare tutta la vegetazione nello stesso anno. I mezzi più idonei per il taglio dei canneti risultano essere le barche dotate di cingoli, data la loro versatilità.

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Accorgimenti tecnici:

Evitare di eseguire il taglio della vegetazione durante il periodo riproduttivo dell‘avifauna, che generalmente si concentra nel periodo aprile – luglio. 
Scegliere l’epoca del taglio delle elofite a seconda che si persegua il rinvigorimento dei popolamenti (taglio nel periodo invernale) o la creazione di un canale di corrente (taglio nel periodo estivo evitando per quanto possibile di arrecare disturbo alla fauna selvatica). Nel periodo fine agosto – settembre generalmente gli animali hanno completato l’allevamento della prole. 
Regolare la frequenza di taglio dei canneti in funzione delle esigenze specifiche: tagli ripetuti nell’arco dell’anno quando si desidera creare un canale di corrente all’interno dell’area umida (preferibilmente durante il periodo estivo, in modo da eliminare le piante nel periodo di piena attività vegetativa e privare così di energia i rizomi). Il periodo ideale per il taglio va da aprile a luglio, in corrispondenza del massimo sviluppo delle piante. Durante il primo anno sono necessari almeno 2-3 tagli per inibire la crescita delle canne nella primavera successiva, il primo taglio va eseguito in aprile – maggio mentre l’ultimo in agosto – settembre. Negli anni a seguire in genere è sufficiente un unico taglio estivo, a favorire la progressiva eliminazione del canneto. In condizioni di elevata eutrofia delle acque, possono invece essere necessari più tagli anche negli anni a seguire. Questa frequenza di taglio va adottata in modo localizzato ed esclusivamente sulla base di esigenze specifiche. Un taglio annuale per limitare l‘accumulo della lettiera e il rallentamento dei deflussi, preservando la vitalità del popolamento. Si tagliano le piante durante il periodo invernale, da novembre a marzo, in modo da conservare il canneto e arrecare minore disturbo alla fauna selvatica. Per salvaguardare la fauna selvatica è indispensabile preservare dal taglio alcune aree o adottare delle rotazioni che consentano di non eliminare mai completamente un habitat invernale che garantisce nutrimento e protezione alle comunità animali. Un taglio ogni due anni quando le condizioni di rischio idraulico permettono di preservare l’habitat (la rotazione biennale, con taglio da novembre a marzo, porta ad avere popolamenti meno densi ma più vigorosi, grazie all’effetto protettivo svolto dagli steli dell’anno precedente nei confronti dei nuovi getti). Un taglio ogni tre o più anni quando, non essendo a rischio l‘efficienza idraulica dell’area umida, si vuole evitare che la vegetazione arbustiva spontanea sostituisca la vegetazione erbacea. I turni pluriennali permettono di preservare habitat di grande valore naturalistico. Con l’adozione di turni superiori ai 5-6 anni, il beneficio che ne riceve la fauna selvatica non aumenta in modo significativo se confrontato con turni di 3-5 anni. Il maggiore intervallo tra un taglio e l’altro comporta invece una riduzione della vitalità dei popolamenti che si presentano meno densi e vigorosi, a causa del maggiore accumulo di lettiera. 
Evitare di tagliare i canneti al di sotto del livello dell’acqua in quanto la sommersione prolungata delle stoppie priva i rizomi dell‘ossigeno e inibisce lo sviluppo del popolamento.